L’ospite della decima puntata di questa seconda stagione è Sabika Shah Povia, giornalista e Tv Producer a Propaganda Live.

Sabika Shah Povia si è laureata alla triennale in Giornalismo alla University of the Arts di Londra. Si è specializzata negli anni principalmente in immigrazione, integrazione, diritti umani, trattando anche estremismi politici e religiosi, l’Islam e il Pakistan. Parla fluentemente inglese, italiano, portoghese e le lingue Urdu/Hindi. Ha collaborato e collabora con diverse testate giornalistiche nazionali e internazionali, tra cui: The Post Internazionale, Corriere della Sera, La Repubblica, CNN International, Reuters, The News International e ANSA. È promotrice della Carta di Roma e, dal settembre 2019, lavora a Propaganda Live a La7.

Gli studi e le prime collaborazioni in UK

Nella prima parte dell’intervista ripercorriamo gli studi di Sabika Shah Povia, che ha sfruttato l’opportunità di studiare all’estero e di formarsi in Inghilterra. A questo si aggiunge l’apprendimento linguistico che, a suo avviso, è fondamentale per poter capire e raccontare. Sin dall’inizio della sua carriera ha sperimentato esperienze diverse e competenze trasversali. Tuttavia, al rientro in Italia, ha riscontrato difficoltà nel raccontare il suo lavoro nell’ampiezza e complessità che lo contraddistinguono.

L’inclusività e le parole giuste nel giornalismo

Nella seconda parte dell’intervista parliamo di quanto, oltre a un ricambio generazionale, sia necessario capire che bisogna portare nel giornalismo anche un grado di inclusività e diversità. C’è quindi bisogno di cambiare angolature e iniziare a ragionare anche sul linguaggio e sulle parole giuste da usare. L’uso di termini adeguati è importante soprattutto per raccontare le migrazioni e le tematiche sociali. Seguendo questi ragionamenti affrontiamo anche il giornalismo-attivismo e dell’Associazione della Carta di Roma.

Il networking e l’approdo a Propaganda Live

Infine, nell’ultima parte della puntata, abbiamo affrontato l’importanza del networking. Sfuggendo dalle classiche etichette di “giornalistз  specializzatз  in”, abbiamo esplorato i limiti che la specializzazione su certi temi può creare soprattutto nel giornalismo italiano. Ci siamo infine fatti raccontare il suo approdo a Propaganda Live e il ruolo che ricopre in questa trasmissione. La sua attuale esperienza lavorativa valorizza appieno quanto appreso negli anni precedenti e le permette di misurarsi con altri lavori e temi differenti e, a volte, insoliti.

Domande fuori onda

Abbiamo chiesto a Sabika Shah Povia di svelarci alcuni segreti del mestiere in quattro domande fuori onda.

  1. I tuoi libri di ispirazione a livello giornalistico?
    «In realtà leggendo tantissimi giornali e riviste quotidianamente per lavoro, ho realizzato che quando poi ho tempo di leggere un libro, di solito cerco qualcosa per fuggire. Mi piacciono molto i romanzi storici come quelli di Stefan Zweig ad esempio, ma anche le letture più leggere come L’amica geniale di Elena Ferrante. Leggo anche tantissime graphic novels. Dal punto di vista lavorativo, uno dei libri più belli e interessanti che abbia mai letto è sicuramente Black Flags: The Rise of ISIS, di Joby Warrick, che ha vinto il Pulitzer nel 2016, e poi mi è piaciuto molto anche Il violento mestiere di scrivere di Rodolfo Walsh. Comunque credo che tutto quello che leggiamo in qualche modo ci ispiri per il nostro lavoro».
  2. Libri che stai leggendo ultimamente e che ti stanno piacendo tanto?
    «Con l’inizio del lockdown la tentazione di comprare più libri era forte, ma ho resistito e deciso che avrei letto quelli che ho già accumulato da tempo e a cui non riesco mai a dedicarmi. Mi è piaciuto tantissimo Trilogia della città di K. di Ágota Kristóf. Confesso che sono riuscita a finirlo anche grazie alla brevità dei capitoli. Invece è da un po’ che sto leggendo M. L’uomo della provvidenza, il secondo libro della trilogia su Mussolini di Antonio Scurati, che è scritto in maniera che ti appassiona, ma che è una lettura un po’ più impegnativa. Questo mi tornerà utile anche per un documentario sull’eredità di Mussolini a cui sto attualmente lavorando».
  3. Gadget tecnologico da cui non puoi separarti?
    «Il telefono è sicuramente quello che mi dà più dipendenza, ma nel tempo libero e quando sono con altre persone, riesco comunque a metterlo da parte. Preferisco restare ancorata nella realtà che mi circonda piuttosto che lasciarmi trascinare nel mondo virtuale. Se sono in giro da sola, allora spesso le mie cuffie Beats by Dr. Dre mi tengono compagnia. I gadget che però ho trovato più utili per il mio lavoro, sono sicuramente il gimbal – Osmo Mobile – e il mio microfono per cellulare mv88 della Shure».
  4. App che usi per lavoro?
    «Sul telefono, uso tanto le app Note, per appuntarmi cose, e Memo Vocali, per registrare interviste e altro. Per lavorare con video, invece, uso Splice. Sul computer, Final Cut per montaggio video e poi, scrivendo molto, l’evergreen Word, anche se ormai si lavora molto di più in maniera virtuale, quindi l’equivalente, ovvero Google Docs».
  5. Podcast o newsletter che leggi spesso?
    «Newsletter: Foreign Policy, The New York Times, Quartz daily, Ted Talks e The Vision. Sono fortunata perché per lavoro devo quotidianamente leggere tanto, quindi sfoglio diversi giornali e riviste, e non sento l’esigenza di iscrivermi alle newsletter. Per filtrare le notizie rispetto a quelle che più mi interessano però, credo che lo strumento più utile siano i Google alert che ho pre-impostato e che ricevo nella mia casella di posta tutti i giorni per alcuni temi, e settimanalmente per altri.
    Podcast: vorrei ascoltarne di più. Ascolto rassegne stampa varie e podcast di approfondimento/mini-serie su diversi temi che mi interessano ogni tanto, ma non ce n’è qualcuno di cui usufruisco regolarmente».

Dove trovare Sabika Shah Povia

Sul suo Instagram, Twitter, LinkedIn, Facebook.

Altri link citati nell’intervista


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