Il giornalismo del 2018: dalle visualizzazioni al merchandising

Continua il ciclo di articoli che si intervalla con il podcast. Cerchiamo di capire i trend giornalistici in arrivo (oggi parliamo del merchandising e dei brand delle testate) sfruttando i punti di vista dei professionisti interpellati da Nieman Lab.

La maggior parte dei brand di media inizierà a vendere i propri prodotti nel 2018, a meno che non lo stiano già facendo.

Fino a poco tempo fa, fino al 1999, ogni stipendio che percepivo derivava dai contenuti digitali e dai banner pubblicitari. Ora, invece, vendo t-shirt.

Capisco che possa suonare strano e che potresti ritenerlo un orizzonte spaventoso per il tuo futuro, ma ti assicuro che sono delle magliette fighissime.

La compagnia si chiama BreakingT e ogni maglia che produciamo celebra un momento sportivo di tendenza. Abbiamo posto molta cura nel tracciare i dati provenienti dai social media per generare idee e t-shirt in tempo reale, ottenendo il design (o lo vogliamo chiamare contenuto?) giusto, stampando su tessuto di qualità e offrendo ai clienti una grande esperienza.

Collaboriamo anche con brand e siti di informazione per promuovere le maglie e condividere le entrate. Immagino sia per questo motivo che sono stato chiamato a scrivere qui.

Quest’anno è stata un massacro sanguinoso con licenziamenti, anche tra i media, in tutto il mondo. Uno dei marchi che però se l’è cavata bene è stato Barstool Sports. Soltanto durante il Black Friday è stato capace divendere un milione di articoli. Occorrerebbero centinaia di milioni di visualizzazioni delle pagine di un sito (o altrettante visualizzazioni di video) per raggiungere quel livello di entrate tramite la pubblicità tradizionale.

Jamie Mottram, presidente di BreakingT

Barstool Sports però è in buona compagnia. Anche BreakingT ha registrato vendite record durante il Black Friday. Questo risultato è merito anche della collaborazione con i media, grazie a loro le nostre vendite annuali sono state più alte che mai. Anzi, crediamo e ci aspettiamo di raddoppiarle nel 2018, principalmente perché i brand dei media digitali oggi necessitano di un negozio di e-commerce. Infatti mi chiedo, perché non vendere prodotti che rafforzano il tuo marchio mentre portano gioia alle persone e soldi alla tua azienda? (Naturalmente, questo potrebbe funzionare meglio e in modo più coerente nel mondo dello sport, ma sono state vendute bene anche altri tipi di magliette, come le “Friend of Pod“). [Un’idea simile di merchandising era uscita fuori anche in Italia durante l’intervista a Marco Castelnuovo, mobile-editor del Corriere della Sera.]

È denaro nuovo, delizia lettori/follower/spettatori/ascoltatori e anche i venditori potrebbero rimanerne soddisfatti. Quando Justin Verlander e José Altuve indossavano le nostre magliette durante le World Series, infatti non è stato solo emozionante finire su SportsCenter. Da qui abbiamo creato post sui social ad hoc che si sono rivelati più performanti e abbiamo chiuso ottimi affari con gli editori con cui abbiamo collaborato (ad esempio i siti sportivi che parlano degli Houston Astros, cioè The Crawfish Boxes e Astros County).

Questo ha creato una connessione più stretta con il loro pubblico. I loro lettori adesso “indossano il momento” e portano i siti che leggono nel mondo che frequentano. Una cosa infatti è spiegare ad un amico dove leggi le notizie, mentre un altro è vederti indossare il logo della testata in questione.

Quindi sì, è tutto fantastico, ma qual è la previsione?

In poche parole, la maggior parte dei marchi dei media inizierà a vendere i propri prodotti nel 2018, a meno che non lo stiano già facendo. Potrebbe trattarsi di qualsiasi cosa, ma il punto più semplice da cui iniziare anche con il merchandising è una combinazione di abbigliamento di marca (ovvero, come stanno facendo Barstool e Crooked Media) e abbigliamento di tendenza (ovvero, quello che facciamo con BreakingT).

E, auspicabilmente, aiuterà a far sì che le persone che generano contenuti e articoli continuino a ricevere veri i propri stipendi.

Traduzione dell’articolo “From pageviews to t-shirts” di Jamie Mottram.

Per segnalazioni o errori contattatemi in privato su Telegram.

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Autore: Francesco Guidotti

Appassionato e curioso della novità. Scrivo dal 2011. Ho fondato Barre di Plutonio, ho collaborato con Basketinside.com, TeleIride, ItalHoop, Sportando e Firenze Basketblog. Adesso mi lancio (sperando di non farmi male) anche nel progetto Giornalisti al Microfono.

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